LA CONVERSIONE SPORTIVA

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La conversione sportiva

La conversione sportiva è quell’energia o richiamo quasi divino che ciascuno di noi aspetta per poter dire “ora mi prendo cura della mia forma fisica seriamente“.

Uno degli ostacoli che si mettono tra te e la presa degli allenamenti è il trauma che hai vissuto nel passato frequentando una palestra. Le esperienze scioccanti del passato creano un totale rifiuto nei confronti dell’allenamento programmato, che ti costringe a una terapia antirigetto fatta da dosi eccessive di divano. Ed è proprio nella condizione poltrona, vedendo alla TV un vecchietto che supera con agilità una staccionata, che ti rendi conto di essere di fronte all’inizio di un tragico declino fisico.

Siamo indotti alla conversione sportiva

Come il buon Fantozzi, sappiamo bene quale sia il nostro stato fisico, abbiamo ben chiara la nostra cattiva condizione legata alla sedentarietà, ma abbiamo bisogno che qualcuno ce lo dica con un certo pragmatismo.

Che sia un articolo di giornale, lo spot televisivo o il nostro medico, restiamo seduti sul divano finché non ci arrivi la rivelazione, che profeticamente ci annuncia che se ci alleniamo stiamo meglio.

Magicamente si palesa un odio viscerale per il divano e per i grassi saturi. Nella testa del “convertito” all’attività sportiva c’è un solo pallino: l’allenamento…

… Si ma, adesso che mi voglio allenare, che attività fisica faccio?

Dopo sole poche ore dalla conversione a sportivo, già la voglia inizia un po’ a scemare.

Sorgono i primi dubbi: “Sarò costante? Il fisico durerà?” e inizia a temere di rivivere i traumi del passato come si accennava all’inizio dell’articolo. Questa volta però non puoi tirarti indietro, è in ballo il benessere, la salute e perché no, anche un po’ di autostima.

Timoroso che non sia dinanzi a un cambio di abitudini serio e duraturo, ma solo in un periodo passeggero, nella fase della scelta della palestra si tende a commettere sempre lo stesso errore: scegliere il luogo più economico.

Due sono le problematiche tipiche di questa scelta:

Problema n.1: L’INCOMPETENZA

Ti ritrovi in un seminterrato semi-abusivo dove il tuo d-istruttore è un energumeno anabolizzato, che redige la scheda a penna, con il problema che se gli chiedi cosa significhino quegli scarabocchi simili ad elettrocardiogrammi non hai risposta perché non li capisce nemmeno lui.

Gli incompetenti mancano di professionalità, e tu ti ritrovi spaesato a gestire da solo complessi programmi di allenamento in maniera scellerata.

Problema n.2: IL GRUPPO NON TI ASPETTA

Una volta Valentina riuscì a coinvolgermi in un corso di ballo latino americano. La sala dove si svolgevano le lezioni aveva la stessa densità abitativa di Bangkok.

Nonostante la densità di persone che frequentavano il corso, mi sono sempre sentito un pezzo di legno.

Era imbarazzante notare la differenza di movimenti che passava tra me e il resto del gruppo. In quel contesto il gap di preparazione diventa anche un ostacolo sociale: nessuno voleva ballare con me, e persino le insegnanti non riuscivano a colmare il divario che mi divideva con il resto del gruppo.

Ammetto che ne ho fatto saltare di unghie smaltate. Chi ballava con me necessitava delle scarpe antinfortunistica.

Ma non era: “nothing is impossible”?

Ho raccontato la mia esperienza col ballo perché quella volta pensai – come molti di voi – che solo per i predestinati vale la frase nulla è impossibile. Però, riflettendoci non è che volevo diventare l’Eddie Torres della via Emilia, volevo solo imparare qualche semplice passo, ormai diventato ai miei occhi così complesso dal risultare impossible.

Che sia per l’incompetenza o per il poco tempo da poterti dedicare, c’è una lacuna nell’insegnamento degli istruttori, che si fa sempre più grande con l’aumentare del nostro periodo passato in palestra.

Si cresce insieme: dal semplice al complesso

È per questo motivo che attraverso il Trifit, abbiamo codificato il metodo che va dal semplice al complesso, perché dedicandoci costantemente ai nostri allievi, possiamo portarli da zero a un livello dove nothing is impossible. Riuscendo così a fargli compiere la così detta conversione sportiva!

Ma cosa si intende praticamente per conversione sportiva?

Il succo del discorso è abbastanza chiaro, ma non potevo concludere il mio articolo con una frase fatta.

Dietro la suddetta frase fatta c’è uno lavoro che viene da molto lontano, e precisamente dagli anni universitari, quando – grazie al Professor Ceciliani – intrapresi gli studi sull’allenamento dei bambini in età evolutiva.

Per quanto possa apparire semplice e popolare, uno sport come il calcio è una disciplina ignota per un bambino che lo pratica per la prima volta. La voglia di giocare è propinata dal semplice atto di correre dietro a un pallone

L’attitudine al gioco tuttavia gli permette di relazionarsi con quello sport come se fosse una cosa conosciuta. Dal primo, semplice, approccio via via si passa ad aspetti sempre più complessi. E così gli allenatori cominciano a correggere il tuo modo di calciare per migliorare potenza e precisione, così che quando ti trovi in partita automaticamente metti il corpo in avanti, così che la palla rimanga bassa.

Tutt’altra piega prenderebbe il comportamento del bambino se, al primo giorno di scuola calcio, venisse tediato dal Mister con la regola del fuorigioco.

Un approccio graduale mette in pratica gli studi sopra citati che si basano sui seguenti punti:

  1. Dal Semplice → al Complesso
  2. Dal Conosciuto → all’ ignoto
  3. In maniera Globale → analitica → Globale

Il nostro metodo TriFit per la conversione sportiva degli adulti

In età adulta seppur più razionale, il nostro comportamento rimane simile.

Per fare un esempio che riflette l’analogia tra il comportamento adulto e quello infantile, basta pensare a un semplice attrezzo presente in quasi tutte le palestre: lo squat.

Quando l’istruttore pronuncia la parola squat, non percepisce che mentre spiega il funzionamento dell’attrezzo, nella mente dell’allievo non c’è spazio per immagazzinare informazioni in quanto, si materializzano le più disparate ipocondrie, che sfociano con la prefigurazione dell’ernia al disco.

Come affrontiamo in TriFit le spiegazioni:

Quando, noi di TriFit insegnamo lo squat, partiamo spiegando all’allievo di non avere fretta nel prefigurare catastrofiche sciagure articolari,  perché

  1. non temere il sovraccarico perché paritamo col corpo libero
  2. capisco che squat può far paura già nella sua versione onomatopeica, ma pensa che è come sedersi
  3. dal sedersi – attività che sappiamo compiere molto bene – scendiamo nell’analitico, cominciando a correggere le posture
  4. infine torniamo a sederci come abbiamo sempre fatto, ma in modo più corretto

 

Quando iniziamo a parlare di squat cominciamo da questo, CLICCA QUI per vedere il video su YouTube.

Grazie al video ti renderai conto di come con il nostro metodo TriFit, in 34 secondi possa insegnare lo squat a chiunque!

Se anche tu vuoi vivere gli allenamenti ed il wellness con semplicità e serenità, perché vuoi raggiungere i tuoi obiettivi ma non ti vuoi stressare, vai a questo LINK e scopri qual è il centro TriFit più vicino a te!

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